Frattura non consolidata: come guarire velocemente ed evitare la pseudoartrosi

Cosa fare in caso di ritardo di consolidazione di un osso lesionato per agevolare la guarigione di una frattura non consolidata ed evitare che degeneri in pseudoartrosi: i consigli professionali di un medico specialista in materia

Disegno di medico accanto a immagine di frattura non consolidata

Dato che ho recentemente avuto problemi con un ritardo di consolidazione di una frattura al quinto metatarso che stentava a guarire e che sono riuscita a risolvere grazie ai trattamenti ai quali mi ha suggerito di sottopormi il dottor David Di Segni, mio amico specializzato in Fisioterapia e in Osteopatia, oggi ti spiego cosa è una frattura non consolidata e cosa lo specialista romano consiglia di fare nel malaugurato caso che capiti anche a te.

Cosa è una frattura non consolidata e possibili cause

Quando, superato il tempo standard di consolidazione dell’osso interessato, una frattura rimane ancora in uno stato di non guarigione in termine medico si definisce “ frattura non consolidata ” e necessita di una serie di valutazioni per essere curata e definitivamente guarita.

Il sistema scheletrico è l’impalcatura del nostro corpo costituito dalle ossa formate da tessuti vivi che ricevono nutrienti e sono soggetti a continuo rimaneggiamento osseo operato da due tipi di cellule: gli osteoclasti che costruiscono nuovo tessuto e gli osteoblasti che, invece, lo distruggono.

Questo processo deve essere bilanciato tra queste due tipologie di cellule  affinché un osso sia sano.

Trattandosi di un tessuto che è elastico ma anche rigido allo stesso tempo, è facilmente soggetto a traumi che ne possono compromettere l’integrità e causare le fratture.

Fortunatamente esiste l’osteogenesi riparativa, processo fisiologico che premette l’autoguarigione della frattura, grazie alla capacità intrinseca delle ossa di formare il callo osseo (ponte di tessuto fibroso tra i monconi di frattura), e che porta spontaneamente un osso lesionato a totale risanamento in un periodo temporale solitamente compreso tra i 30 e i 45 giorni, e tale tempo dipende molto dal tipo di osso lesionato.

Come si forma il callo osseo su un omero fratturato

I problemi sorgono, invece, quando c’è ritardo di consolidazione  che può essere causata da varie motivazioni che portano una frattura a non calcificare nei tempi standard e allo scadere dei 30 giorni, ad esempio, ci si trova con una radiografia che mostra segni di frattura non consolidata e i due monconi ossei ancora distanti tra loro.

Quali sono le possibili cause di una frattura non consolidata?

Le possibili cause che portano ad una condizione di non guarigione di una frattura sono generalmente:

  • problemi del sistema metabolico
  • età avanzata
  • errata gestione del contenimento, come gesso che permette movimento o intervento chirurgico non perfettamente riuscito che non avvicina i capi ossei fratturati
  • patologie vascolari
  • abuso di alcool e di sigarette
  • denutrizione e alimentazione inadeguata
  • mancato o inadeguato rispetto delle prescrizioni di riposo e limitazione di movimento da parte del paziente (molto frequente)
  • anemia grave
  • diabete
  • bassi livelli di calcio e di vitamina D
  • osteoporosi
  • ipotiroidismo
  • utilizzo di farmaci come Acido acetil-salicidico, ibuprofene e cortisone
  • infezioni ed esiti di frattura esposta (per infezione)

Quali sono le fratture non consolidate più frequenti?

Purtroppo molte ossa del corpo umano hanno una scarsa irrorazione, per cui una rottura determina uno scarso apporto di nutrienti necessari (sangue ed ossigeno) per il processo riparativo che porta a una difficile guarigione, e nei casi in cui oltretutto i capi ossei non sono vicini alla comparsa del fenomeno della  frattura non consolidata.

Le fratture di ossa più a rischio di non consolidazione sono:

• Frattura del metatarso
• Frattura della tibia
• Frattura dello scafoide (mano o piede)
• Frattura dell’omero
• Frattura del corpo vertebrale
• Frattura delle coste
• Frattura del Perone
• Frattura del Femore

Come curare una frattura consolidata ed evitare la pseudoartrosi  nei modi più efficaci

Probabilmente uno degli incubi peggiori per un ortopedico è quello di non essere intervenuto tempestivamente ed idoneamente sul ritardo di consolidazione di un osso lesionato di un suo paziente provocandone la pseudoartrosi, il cui significato è  “ degenerazione della falsa articolazione ” e che consiste nella complicazione di una frattura non consolidata.

In presenza di pseudoartrosi i due monconi ossei calcificano senza unirsi mediante un callo fibroso invece che osseo e  si crea, quindi, una nuova e “ falsa ” articolazione laddove non era prevista e che, oltre a non essere vera, è inutile, perché i frammenti ossei rimangono ancora mobili invece che saldarsi come deve avvenire nel processo di guarigione di una frattura, sia che lo stesso avvenga spontaneamente sia che venga agevolato mediante cure mirate.

Radiografia di gamba affetta da pseudoartrosi alla tibia e al pèrone

La pseudoartrosi è, chiaramente,  una condizione patologica  nella quale bisogna cercare assolutamente di evitare di ritrovarsi, correndo ai ripari tempestivamente e seguendo le terapie più efficaci senza indugiare, perché, una volta che un osso è in pseudoartrosi,  l’unica soluzione possibile sarà operare nuovamente, rompere due monconi ossei un’altra volta e trovare un modo per permettere al processo di riparazione di ripartire in maniera corretta.

Fortunatamente al giorno d’oggi questa patologia è sempre più rara, dato che attualmente la moderna ortopedia dispone di tantissimi mezzi efficaci per prevenirne l’insorgenza, sopratutto di tipo radiologico.

La prima cosa da fare è tenere costantemente sotto controllo la frattura non consolidata con radiografie periodiche (una ogni 15-30 giorni) per riuscire a capire come sta procedendo il processo di guarigione.

È  assolutamente errato attendere troppo tempo tra una radiografia e l’altra e poter valutare la progressione è essenziale per evitare di ritrovarsi in una condizione di pseudoartrosi ormai conclamata.

Alimentazione consigliata in caso di frattura consolidata

La prima strategia da attuare in caso di ritardo di consolidamento di una frattura è quella di aiutare l’organismo mediante una dieta adeguata che fornisca tutti i macronutrienti e le vitamine necessari a favorire il processo di guarigione di una frattura non consolidata.

Occorre evitare il consumo di alcolici, caffè,tè, barbabietole rosse, spinaci, prezzemolo, arachidi e altri snack ricchi di sodio e limitare al massimo quello di sale, perché  l’assunzione di tali alimenti ostacola l’assorbimento e favorisce l’eliminazione del calcio, che, assieme alla vitamina D, è essenziale per la ricostruzione ossea.

Bisogna, invece, aumentare:

  • Il consumo di alimenti proteici per favorire la formazione di callo osseo e per migliorare la circolazione locale.
  • L’apporto all’organismo di vitamine D, B12, A, C e di calcio, magnesio, fosforo, zinco e silicio.
  • L’assunzione di frutta e di ortaggi ricchi di antiossidanti.

Integratore alimentare in pillole

Poiché la presenza di tali nutrienti nei legumi, nella frutta secca, nel pesce, negli ortaggi e nei latticini è comunque limitata e, di conseguenza, si dovrebbe mangiare una quantità esagerata di tali alimenti per raggiungerne le quote necessarie all’organismo di chi ha una frattura consolidata e vuole prevenire l’insorgenza della pseudoartrosi, il dottor Di Segni consiglia non solo di seguire una dieta varia ed equilibrata a base di tali cibi, ma anche di assumere integratori che possano fornire al corpo le giuste dosi ed aiutarlo a guarire.

Di Segni mi ha raccomandato in particolar modo di assumere vitamina K, sostanza idrosolubile particolarmente implicata nel rimaneggiamento osseo e presente in buona percentuale negli ortaggi a foglia verde, nell’uva, nei kiwi, nell’avocado e nei germogli.

L’aiuto delle onde d’urto associate a campi  magnetici

Dopo aver fatto gli accertamenti diagnostici del caso, il dottor Di Segni, che da parecchi anni utilizza le onde d’urto nel suo studio a Roma, ha ritenuto che la prima cosa da fare per risolvere il mio problema fosse sottopormi a un ciclo di sedute di questa moderna terapia per riuscire a stimolare i due monconi ossei e favorire l’attivazione dei processi riparativi grazie alla cavitazione.

Apparecchiatura per terapie ad onde d'urto

Non sono in grado di parlarti con cognizione di causa (e neppure sarebbe in caso di farlo in questa sede) di questa cura innovativa in grado di provocare effetti biochimici terapeutici grazie all’impiego di onde d’urto di vario tipo e di diversa intensità a seconda della patologia da curare, ma, se vuoi approfondire l’argomento, in proposito esistono sul web parecchi studi scientifici pubblicati da autorevoli riviste del settore, come, ad esempio, questo.

Io posso dirti che, anche se è un po’ fastidiosa, ne ho tratto grande giovamento e che solo un professionista serio e competente può decidere con te se è il caso d’intraprenderla o no (non è adatta a donne incinte, portatori di pacemaker e a persone con infezioni in atto o affette da coagulopatie e forme tumorali) e di calibrarla e dosarne le sedute a seconda delle tue esigenze.

Di grande aiuto mi è stato anche un ciclo di 12 trattamenti con campi magnetici di nuova generazione emessi dal C.M.F., apparecchio in grado di generare campi magnetici multifrequenziali a bassissima intensità che si sono rivelati molto efficaci anche essi per stimolare la formazione del callo osseo e accorciarne il tempo di calcificazione.

Secondo il dottor Di Segni, ed io posso confermarlo grazie agli ottimali risultati che ho potuto ottenere dalle cure da lui consigliatemi (anche se non ho potuto fare i cicli di trattamenti nel suo studio MDM Fisioterapia perché non vivo a Roma), attualmente non c’è niente di più efficace delle  due terapie combinate assieme a una corretta alimentazione per poter accelerare i processi di guarigione al massimo, riuscire davvero a favorire la risoluzione di una frattura non consolidata ed evitare la pseudoartrosi.

Approccio chirurgico

Qualora la frattura non dovesse saldarsi e, quindi, guarire, sarà, ovviamente, opportuno procedere ad un intervento chirurgico volto ad avvicinare i capi ossei, nel quale verranno usati viti e fili di kirshner per stabilizzare la frattura.

Se esiste la necessità di aiutare l’osso a rigenerarsi, è possibile usare degli innesti di osso autologhi (prelievo di piccole quantità dalla cresta iliaca) oppure utilizzare osso preso da donatore (allograft).

Nel caso che una frattura consolidata degenerata in pseudoartrosi sia stata curata chirurgicamente, è comunque necessario assicurarne la completa ed ottimale guarigione con con la fisioterapia fisica, onde d’urto e campi magnetici.

 

Altri consigli utili per guarire da “ acciacchi ”:

Credito foto intestazione: Victoria_Borodinova per Pixabay.com

Credito foto callo osseo: Bill Rhodes from Asheville / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0) per Wikimedia.org

Credito foto pseudoartrosi: Jmarchn / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) per Wikimedia.org

Credito foto integratore alimentare: Bru-nO per Pixabay.com

Credito foto apparecchio ad onde d’urto: Dhgate.com

Scritto da Francesca Be
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