Allergia alle punture di vespe ed api: cosa fare

Se si è allergici e sensibilizzati al veleno di vespe, api ed altri imenotteri, una loro puntura può essere molto pericolosa: cosa si può fare in questo caso.

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Le punture di vespe, api e calabroni, assai frequenti quando  in estate, sono particolarmente problematiche se di soffre di allergia al veleno delle stesse o se ne è sensibilizzati.

Abbiamo visto già cosa fare nel caso di punture di vespe ed api subite da persone che non presentano reazioni allergiche di sorta, ma oggi vediamo come ci si deve comportare in caso di rischio di reazioni allergiche al veleno inoculato da vespe , api e imenotteri  vari.

Cosa fare se si è punti da vespe e imenotteri e si è allergici al loro veleno

In mancanza di fatti maggiormente eclatanti, se, in seguito a una puntura, è comparsa una  reazione cutanea con gonfiore, arrossamento e prurito di oltre 10 centimetri di diametro e se i disturbi si protraggono per 2 giorni almeno, c’è il rischio di essere allergici al veleno di questi insetti.

Sospettate di essere allergici al veleno degli imenotteri?

In questo caso, parlatene subito col vostro medico curante che deciderà se è il caso di sottoporvi a una visita specifica dall’allergologo.

Infatti, il 10 per cento delle persone che hanno riscontrato reazioni simili alla prima puntura di vespa, sono a rischio, in caso di ulteriori morsicature, di andare incontro a conseguenze potenzialmente gravi, che possono arrivare anche allo shock anafilattico.

La sensibilizzazione e l’allergia vera e propria non si manifestano solitamente al primo episodio, ma alla seconda inoculazione del veleno.

Si stima che in Italia ben 5 milioni di persone vengono punte ogni anno da vespe, api e calabroni e che un 10 per cento di queste presenti reazioni allergiche con reazioni localizzate o, peggio ancora, sistemiche, come vertigini, orticaria, difficoltà a respirare.

Non bisogna assolutamente sottovalutare la cosa, visto che nel nostro Paese ben 10 persone all’anno perdono la vita in seguito a punture da parte degli imenotteri che possono portare anche al blocco cardiocircolatorio e all’infarto.

Per diagnosticare l’allergia al veleno degli imenotteri bisogna sottoporsi a una visita presso uno specialista in allergologia, il quale esegue generalmente esami specifici sulla pelle e analisi del sangue e, in caso di riscontro positivo, viene prescritta l’Ait ( immunoterapia allergene specifica), unica cura preventiva in grado di regolare la risposta immunitaria delle persone allergiche.

A queste viene solitamente anche prescritto di portare con sè  penne di adrenalina, auto iniettori salvavita da usare prontamente come intervento d’urgenza per limitare i danni derivanti dalla puntura di api e vespe e scongiurare il pericolo dello shock anafilattico.

Lo scorso maggio è partita la campagna d’informazione nazionale ” Punto nel Vivo” con la collaborazione di 25 centri italiani specializzati nella diagnosi di allergie e nelle cure idonee per i soggetti a rischio in caso di punture di imenotteri.

E’ possibile consultare la pagina Facebook dell’iniziativa ” Punto Vivo” per venire a conoscenza dei centri idonei più vicini e per avere informazioni sulle punture di vespe e imenotteri vari.

La campagna prevede la distribuzione di materiale informativo presso i Pronto Soccorso di 150 strutture italiane e i centri di allergologia partecipanti hanno anche messo a punto una serie di raccomandazioni indirizzate ai medici di Medicina Generale che si trovano a dover assistere un paziente che presenta sensibilizzazione e allergia al veleno degli imenotteri.

Consigli degli esperti su cosa fare se si sa di essere allergici al veleno e si viene punti da vespe, api o calabroni.

Per prima cosa è necessario estrarre il pungiglione, se è rimasto conficcato nella cute ( le vespe, potrebbero anche non rilasciarlo e pungere più volte ), per evitare che la sacchetta interna allo stesso rilasci ulteriore veleno: ci si deve aiutare con un ago disinfettato o una punta smussata e rimuoverlo con un movimento dal basso verso l’alto, evitando di schiacciarlo e di premere la zona circostante alla puntura.

In caso di shock anafilattico o di rischio dello stesso, cercate di mantenere la calma e chiamate subito il 118 per farvi portare al Pronto Soccorso più vicino.

Se avete a disposizione la penna di adrenalina auto iniettabile, usatela immediatamente, seguendo le prescrizioni del vostro medico.

Anche chi segue la terapia Ait dovrebbe sempre portare con se la penna salvavita, in quanto i 2 presidi lavorano in sinergia: l’adrenalina è utilissima in caso di shock, mentre la immunoterapia specifica desensibilizza la persona allergica nel lungo periodo.

Chi è a rischio dovrebbe portarsi dietro il ” corredo per le emergenze” a base di cortisonici, antistaminici e la penna auto iniettante: tale corredo deve essere prescritto e composto dal medico per ogni singolo caso con la posologia adatta e le indicazioni messe per iscritto nel caso si entri in contatto con l’allergene; le scadenze dei farmaci componenti il kit devono essere sempre controllate.

Evitate di bere e di mangiare, sempre in caso di shock anafilattico, per non correre il rischio, in caso di perdita di conoscenza, d’ inalare materiale gastrico.

Mantenete una posizione comoda, non muovetevi e, in caso di sensazione di mancamento, sdraiatevi e sollevate le gambe di 30-40 gradi.

Applicate ghiaccio ( non a diretto contatto con la pelle ) o acqua fredda sulla zona colpita dal ponfo.

Se anche non siete allergici, ma siete stati punti ripetutamente, chiamate il 118.

In caso di allergia al veleno di vespe, api e calabroni bisogna adottare accorgimenti per diminuire al massimo il rischio di subirne l’inoculazione ed essere particolarmente attenti alla prevenzione,  mettendola in atto nei modi che ho indicato nel post sulle punture degli imenotteri in generale.

Credit photo: Leslie Seaton for Flickr.com

 

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Scritto da Francesca Be
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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