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Trippa in insalata alla genovese

La pietanza amata dagli estimatori del quinto quanto che non fa scena, ma fa storia

La trippa in insalata alla genovese non mette d’accordo tutti e non concede mezze misure: c’è chi la trova irresistibile e chi, invece, la evita con decisione, ma, al di là dei gusti personali, è tutt’altro che banale e vale davvero la pena assaggiarla se si amano le frattaglie e si vuole mangiare sano e gustoso.

Infatti la trippa, oltre ad essere prelibata per chi la sa apprezzare, è ricca di proteine nobili, povera di grassi, facilmente digeribile e fonte naturale di collagene, ferro e vitamina B12.

In passato, nella città della Lanterna preparava l’insalata di trippa in occasione del Primo Maggio come piatto conviviale da portare nelle gite fuori porta, perché è un cibo nutriente da consumare freddo, facile da trasportare e perfetto per essere mangiato all’aperto.

Col passare del tempo, l’insalàtta de trippe è diventata un piatto “ da tutti i giorni ”, che noi liguri mangiamo quando fa troppo caldo per poter gustare la trippa accomodata bollente e che tuttora prepariamo proprio come lo facevano le nonne di una volta, ovvero con:

  • 2/3 di trippa rossa;
  • 1/3 di trippa bianca;
  • olio EVO;
  • aglio;
  • aceto;
  • sale e pepe.

Anche se gli intenditori non aggiungono altri ingredienti per evitare che il loro sapore copra quelli dei vari tagli di trippa, nulla vieta, a mio avviso, di arricchire la pietanza con verdure crude, olive, capperi ed erbe aromatiche a piacere.

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Non mi sembra sia il caso, però, di utilizzare la cipolla (il cui impiego è consigliato in questa insalata tipicamente ligure…..da chi ligure non è non è), dato che c’è già l’aglio e aglio e cipolla vanno poco d’accordo sia nell’orto che in cucina.

Io, su consiglio di Franco Pisani, titolare de La Casana, tripperia aperta nel 1811 nell’omonimo vicolo e una delle 4 rimaste nella provincia di Genova, adopero i tagli bianchi amaso (centopelle) e rumine (sacca) e i rossi esofago (gola) e tube di Falloppio (riccetto).

Tuttavia è possibile utilizzare anche tagli diversi, come l’abomaso (usato dai fiorentini nella preparazione del  lampredotto), a seconda delle proprie preferenze.

Insalata di sola trippa rossa

Sebbene l’impiego di 2/3 di trippa rossa e di 1/3 di trippa bianca renda il piatto un mix ottimale di sapori e consistenze, sarà comunque meglio usare unicamente la bianca se la rossa non piace (o fare viceversa qualora sia quella bianca a non essere gradita).

Tagli di trippa bianca in vendita

Ovviamente, sarà bene rivolgersi un trippaio o a un macellaio di fiducia che possa  garantire che la trippa di di qualità, freschissima e non trattata con cloro o con altre sostanze chimiche.

Preparazione dell’insalata di trippa in insalata alla genovese

Esecuzione della ricetta: facile

Tempo occorrente: 10 minuti + 5 minuti di cottura (+1 ora di riposo)

Costo: basso

Ingredienti per 4 persone
700 g di trippa mista precotta
2 spicchi di aglio
olio extravergine di oliva q.b
aceto di vino q.b
erbe aromatiche a piacere q.b (facoltative)
pepe nero q.b
sale q.b

Procedimento

Lava la trippa, scottala per 4 minuti in acqua bollente a cui avrai aggiunto 1 cucchiaio di aceto per ogni litro e poi sciacquala, scolala e lasciala raffreddare del tutto.

Tagliala, quindi, a striscioline, raccoglila un una insalatiera, irrorala con l’olio extravergine di oliva e mescolala delicatamente.

Dopodiché leva la pelle agli spicchi di aglio, passali nello spremiaglio o tritali molto finemente ed aggiungili alla trippa assieme all’aceto e, se vuoi, alle erbe aromatiche.

Mescola ancora la trippa in insalata, regolala di sale e di pepe nero macinato al momento, trasferiscila nel frigorifero e lasciala riposare al fresco per 1 ora.

Infine dalle un’ultima rimestata e servila in tavola, accompagnata, possibilmente, da un vino armonico e fruttato, come il Rossese di Dolceacqua o il Sangiovese, che ne esalti il gusto.

Conservazione dell’insalata di trippa

Se non consumi il piatto tutto in una volta, lo puoi mettere in una ciotola, sigillarlo con la pellicola da cucina e conservare in frigorifero per non più di 1 giorno (dopo la trippa diventerebbe molliccia e rischierebbe di assumere un odore sgradevole).

Qualora tu abbia impiegato troppa trippa, condisci con l’aceto solamente la quantità che ritieni di riuscire a mangiare in modo di poter friggere o cucinare in altri modi quella che ti avanzerà.

 

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Credito foto trippa nel banco frigo: Lucarelli, Public domain, via Wikimedia Commons

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